L’illusione del risparmio “dormiente”: cosa nasconde il piano della Commissione Europea
🇪🇺 L’illusione del risparmio “dormiente”: cosa nasconde il piano della Commissione Europea
L’Unione Europea propone di “mobilitare” oltre 10.000 miliardi di euro fermi sui conti correnti dei cittadini per rilanciare gli investimenti e sostenere la competitività europea.
Un’idea ambiziosa che si traduce in un grande progetto: la Savings and Investments Union. Ma dietro la promessa di crescita si nascondono rischi economici, disuguaglianze fiscali e potenziali implicazioni etiche.
Non sono fondi dormienti, ma linfa del credito
La narrazione dei risparmi “inutilizzati” è fuorviante: quei capitali rappresentano il cuore pulsante della funzione creditizia delle banche europee. Sono utilizzati per finanziare famiglie, imprese e attività produttive locali.
Convogliare quella liquidità verso strumenti finanziari più rischiosi significherebbe ridurre la capacità di prestito, proprio mentre l’accesso al credito è già penalizzato da tassi elevati e stagnazione economica.
Il modello svedese? Non è la panacea
Uno degli strumenti citati a modello è l’ISK, un sistema svedese che prevede una tassazione forfettaria sul patrimonio investito, indipendentemente dal rendimento.
Apparentemente vantaggioso nei mercati in crescita, si trasforma in un meccanismo punitivo nei cicli negativi: si paga comunque, anche in perdita.
In un’Europa dove le rendite sono tassate in modo disomogeneo – dallo 0% in Belgio al 30% in Italia – applicare un modello unico rischia di amplificare le disuguaglianze fiscali tra gli Stati membri.
Rischi reali per i risparmiatori
Il piano non parla di investimenti sicuri come libretti o titoli di Stato, ma di fondi, ETF, obbligazioni aziendali e azioni: strumenti ad alta volatilità, spesso poco trasparenti.
Il risparmiatore medio si trova così esposto a una complessità che non sempre è in grado di comprendere, mentre promotori e consulenti sono incentivati a vendere prodotti ad alta commissione anziché quelli più adatti al cliente.
Il nodo etico: dove finiranno questi capitali?
Secondo i documenti ufficiali della Commissione, parte dei fondi raccolti sarà destinata a “settori strategici”, tra cui figurano anche tecnologie dual use – ovvero utilizzabili sia in ambito civile che militare.
Si tratta di settori come intelligenza artificiale, cybersicurezza, robotica e tecnologie satellitari.
Una quota del risparmio privato potrebbe così confluire, anche inconsapevolmente, nel finanziamento dell’industria della difesa, sollevando interrogativi etici sulla trasparenza e la destinazione degli investimenti.
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Un bivio per l’Europa
L’idea di attivare il risparmio privato per finanziare la transizione industriale e digitale dell’Europa può avere senso, ma non a costo di sacrificare la stabilità bancaria, l’equità fiscale e la volontà individuale.
Il risparmio non è un deposito da prosciugare, ma una forma di libertà e sicurezza.
Utilizzarlo senza adeguata trasparenza e protezione significa minare uno dei pilastri della fiducia dei cittadini verso le istituzioni.

Articolo pubblicato dall’imprenditore e Operatore Finanziario Raffaele Tafuro, Presidente Nazionale Assopam (Associazione Professionisti, Agenti e Mediatori Creditizi), già delegato nazionale Fondazione Enasarco, Amministratore Unico Credismart A.A.F. srl mandataria Deutsche Bank Easy spa.
Esperto del settore del credito e della mediazione finanziaria. Docente per l’aggiornamento professionale OAM e IVASS, noto per le sue lotte per la riforma del credito e le sue critiche alle normative italiane ed europee nel contesto del mortgage credit.
Rappresentante d’interesse Assopam, alla Camera dei Deputati e all’Unione Europea per la tutela e la difesa di aziende e consumatori. Ha pubblicato migliaia di articoli e collabora con le migliori testate giornalistiche.
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