Quando la burocrazia divora i piccoli: perché il sistema favorisce solo i grandi
C’è un momento, nella vita di ogni piccolo imprenditore, in cui smette di chiedersi come far crescere il proprio lavoro e inizia a chiedersi come sopravvivere alla burocrazia. Non al mercato, non alla concorrenza, non alle tasse. Alla burocrazia.
È un momento silenzioso, non fa notizia. Accade dietro una scrivania, davanti a una PEC piena di richieste, modulistica, relazioni, procedure, manuali, requisiti. Accade quando ti rendi conto che non ti stanno chiedendo di lavorare meglio, ma di assomigliare a qualcosa che non sei.
Nel nostro sistema vale una regola non scritta ma ferrea: aumentare la burocrazia per tutti significa far morire i piccoli, perché possano essere mangiati dai grandi.
Non è un effetto collaterale. È una conseguenza strutturale.
Il piccolo operatore, la micro-impresa, la società con poche persone — cinque, sei, dieci al massimo — non ha uffici compliance, non ha reparti interni, non ha risorse dedicate alla produzione di carta. Ha una cosa sola: il lavoro. Eppure viene trattata come se fosse una grande struttura, come se avesse i mezzi, il tempo e il personale per sostenere un carico amministrativo pensato per altri.
Il paradosso è tutto qui: più resti piccolo e regolare, più vieni schiacciato.
Se operi nel settore del credito come agente in attività finanziaria o società di mediazione creditiza e sei iscritto in OAM, per normativa, sei obbligato a conseguire i corsi di aggiornamento richiesti IVASS e OAM, sei coperto da una polizza assicurativa obbligatoria (tanto costosa quanto paradossale, perché nella pratica non risulta che abbia mai indennizzato alcun sinistro reale. Una polizza che dichiara di coprire eventi che un iscritto OAM, per natura dell’attività e per i vincoli normativi, non potrebbe neppure generare), devi necessariamente utilizzare PEC e firma digitale, lavori con banche e/o società finanziarie e quindi sei tracciato per ogni singolo passaggio. Se a questo ci aggiungi che sei una piccola società, magari unico socio e amministraorte unico con meno di dieci unità tra impiegati e collaboratori, che senso ha essere obbligato a causa di un’assurda normativa a strutturarti come una grande società?
E’ solo dare potere ai controllori!
Allora la domanda è semplice e disarmante che altro ti viene chiesto, e soprattutto perché?
Non stiamo parlando di illegalità, né di scorciatoie. Stiamo parlando di proporzione.
Stiamo parlando di buon senso.
Un sistema sano dovrebbe dire: tu sei piccolo, sei identificabile, sei formato, sei assicurato, sei tracciabile. Bene. Produci, fattura, paga le tasse. Fine.
Tutto il resto dovrebbe essere silenzio amministrativo, non rumore burocratico.
E invece accade il contrario. Si moltiplicano gli oneri, le richieste, i controlli formali, le strutture “di carta”. Si chiede al singolo di dimostrare di avere un’organizzazione che, per definizione, non può avere. Si costruisce una compliance che non tutela nessuno, se non chi è già abbastanza grande da potersela permettere.
È così che la burocrazia smette di essere una garanzia e diventa una selezione naturale.
Non sopravvive il più bravo, ma il più strutturato.
Non vince chi lavora meglio, ma chi ha più uffici.
In questo contesto, la sburocratizzazione non è uno slogan politico. È una necessità economica e sociale. Vuol dire permettere ai piccoli di restare piccoli senza essere puniti per questo. Vuol dire evitare che l’unica strada possibile sia crescere artificialmente o sparire.
Perché un Paese che soffoca le micro-strutture non diventa più sicuro.
Diventa solo più povero, più concentrato, più ingiusto.
E alla fine resta una domanda, semplice come tutte le domande vere: vogliamo un sistema che controlla meglio o un sistema che elimina chi non può permettersi di essere controllato come un gigante?
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Articolo pubblicato dall’imprenditore e Operatore Finanziario Raffaele Tafuro, Presidente Nazionale Assopam (Associazione Professionisti, Agenti e Mediatori Creditizi), già delegato nazionale Fondazione Enasarco, Amministratore Unico Credismart A.A.F. srl mandataria Deutsche Bank Easy spa.
Esperto del settore del credito e della mediazione finanziaria. Docente per l’aggiornamento professionale OAM e IVASS, noto per le sue lotte per la riforma del credito e le sue critiche alle normative italiane ed europee nel contesto del mortgage credit.
Rappresentante d’interesse Assopam, alla Camera dei Deputati e all’Unione Europea per la tutela e la difesa di aziende e consumatori. Ha pubblicato migliaia di articoli e collabora con le migliori testate giornalistiche.
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