Novembre 28, 2022

PNRR……… attendere prima del fiato alle trombe. NO RIFORME NO PARTY

A seguito dell’incontro romano tra Mario Draghi e Ursula von der Leyen i mainstream hanno dato fiato alle trombe. “Arrivano i soldi” “Italia promossa” Ma questo perchè?

Perché da anni la stampa e l’informazione in “lottizzata” tende a nebulizzare particelle di buonismo al fine di creare quell’aureola di pace sociale che tanto piace agli Italiani che ormai hanno metabolizzato anche la “presa per i fondelli”.

Come funziona il meccanismo del PNRR. Cerchiamo di comprendere la parola chiave PNRR, che sta a significare Piano nazionale di ripresa e resilienza. Ora trasformiamo la parola chiave in parola chiara quindi facciamo chiarezza. Non parliamo di recovery found questa parola non deve entrare, teniamola fuori, la logica è molto diversa. Parliamo di meccanismo di ripresa e resilienza, elemento chiave per accedere al finanziamento.

Come funziona…. In questo meccanismo le spese non vengono rimborsate una volta che vengono fatte ma i fondi arrivano solo dopo che noi abbiamo raggiunto determinati obiettivi. Obiettivi definiti tramite un accordo tra il Governo Italiano e la Commissione Europea:

obiettivi quantitativi e riforme che dobbiamo realizzare.

Non è un fondo quindi….. è un meccanismo che finanzia delle performance, finanzia delle riforme per  la ripresa e la resilienza.

La ripresa è data dagli investimenti pubblici che sostengono la domanda aggregata e compensano la caduta di ,che c’e’ stata con la crisi Covid, la resilienza, vuol dire che le riforme insieme agli investimenti pubblici debbono aprire spazio al capitale privato.

In buona sostanza debbono dare fiducia agli investimenti per migliorare la crescita nel lungo periodo al sistema paese rendendolo più resistente a future crisi o onde d’urto. Qual’e’ la cifra. 248 miliardi? …..No molti di più.

Se sommiamo le risorse del piano, 191 miliardi, più il fondo complementare, 30 miliardi, più il fondo infrastrutture al 2030, più di 45 miliardi di fondi strutturali che vanno alle regioni del sud Italia, più i 37 miliardi del fondo di coesione più l’extra deficit già votato nel documento di economia e finanza il totale degli investimenti che derivano dal meccanismo sono oltre 600 miliardi. Pari a 5 volte il piano Marshall!!!!

Il piano serve a fare le riforme quindi a sbloccare il paese dopo 20 anni d’impasse e ridare fiducia agli investitori sia Italiani che esteri. Una sorta di volano per far ripartire l’economia.

Basti considerare che negli ultimi anni abbiamo perso il fior fiore delle imprese di proprietà di storiche famiglie Italiane proprio per timore che la mancanza di politiche economiche e finanziarie nonché di riforme, creasse gravi danni patrimoniali a queste famiglie. Le quali in buona sostanza hanno fatto cassa per paura di chiudere a causa della instabilità politica, sociale ed economica. Praticamente non siamo stati in grado di creare un sistema paese solido. Un esempio. Neanche la Birra Peroni, “Chiamami Peroni, sarò la tua birra” è più Italiana.

Torniamo al PNRR. La visione del piano è quella di dire, ci sono delle riforme che sbloccano mercati, ci sono i finanziamenti pubblici, lasciamo spazio al capitale privato in modo tale che scelga  le opportunità. Oltre la metà del piano però si deve fare con le Regioni e con i comuni, con investimenti che debbono essere calati nei territori, il tema chiave poi sarà di convogliare il capitale privato.

Non è un piano scritto a tavolino. Va fatto insieme a tutti gli stakeholder, ma il sistema delle imprese non deve intendere il piano sul cosa lo Stato mi può pagare, ma su che opportunità mi può creare. Il piano non va a toccare riforme dei sistemi finanziari ma crea partnership tra pubblico e privato quindi si attiveranno strumenti al fine di veicolare il risparmio dei privati sulle partnership pubbliche e private.

Quindi si dovrà in qualche modo invogliare che il capitale dei privati (risparmi) vada ad inserirsi nelle opportunità che il PNRR sta creando. Conditio sine qua non della Commissione europea per creare le condizioni atte a migliorare la credibilità del paese sia sotto il profilo degli investimenti, compresi i titoli di stato, che sull’economia reale. La Commissione Europea è stata categorica.

Dobbiamo fare le riforme, che riguardano principalmente: 1) Semplificazione della pubblica amministrazione. 2) La riforma della giustizia 3) La riforma del codice degli appalti 4) La ristrutturazione dei Servizi pubblici 5) la Riforma Fiscale. Tutto entro il 2023…..

Già dalle prima riforme a calendario la commissione europea inizierà a giudicare la nostra capacità di essere seri e sbloccare la prima tranche di finanziamenti. Ci vorranno due anni di riforme importanti e non la stagione delle chiacchiere, riforme che toccheranno tanti interessi ma saranno per la prima volta, se faremo bene i compiti a casa (riforme) che saranno compensate da i fondi messi a disposizione.

In questa ottica il sistema dei partiti sarà capace di mollare un pezzo dei loro interessi??? Se non lo fanno chudiamo….. questa l’alternativa….. Se non passa la riforma già candelarizzata si blocca il piano e se si blocca il paese perde di credibilità e i 600 miliardi svaniscono…..

Con un debito pubblico al 160% DEL PIL.. non solo non potremmo più pagare i debiti ma non potremmo neanche stimolare la crescita. Quindi Default Italia. Questo è un piano che coinvolge anche per le generazioni future del paese e ognuno deve mollare una parte dei propri egoismi. Ne saremo capaci?? Quindi……Altro che fiato alle trombe……

Antonello Scarlatella

Credits: foto di Marco Zeppetella / European Union, 2021

foto di Marco Zeppetella / European Union, 2021

 

 

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