Le multinazionali e il fisco: il nodo dei profitti realizzati in Italia e delle imposte versate all’estero
Un tema che continua ad alimentare il dibattito tra istituzioni, imprese e contribuenti
Ogni anno milioni di italiani, professionisti e piccole imprese rispettano rigorosamente gli obblighi fiscali. Parallelamente, continua però a far discutere il tema della tassazione delle grandi multinazionali digitali e dei grandi gruppi internazionali che generano ricavi significativi in Italia ma, grazie alle norme fiscali internazionali e alle proprie strutture societarie, versano una parte rilevante delle imposte in altri Paesi.
Non si tratta necessariamente di evasione fiscale. Nella maggior parte dei casi si parla di pianificazione fiscale internazionale, cioè dell’utilizzo delle regole previste dalle legislazioni nazionali e dagli accordi internazionali per localizzare utili e imposte nei Paesi fiscalmente più convenienti.
Perché accade
Molte multinazionali operano attraverso società controllate distribuite in diversi Stati. I ricavi possono essere generati in Italia, mentre la proprietà dei marchi, dei brevetti, del software o di altri beni immateriali è detenuta da società con sede in altre giurisdizioni.
In questo modo una parte dei profitti viene attribuita alle società estere che concedono licenze o servizi alle filiali italiane, riducendo l’utile imponibile prodotto nel nostro Paese.
Negli ultimi anni numerose multinazionali hanno modificato le proprie strutture societarie anche in seguito alle pressioni dell’Unione Europea e dell’OCSE, ma il dibattito sulla distribuzione della base imponibile rimane aperto.
Le conseguenze per il sistema economico
Secondo numerosi osservatori, questa situazione può creare uno squilibrio competitivo.
Le piccole e medie imprese italiane, infatti, non dispongono generalmente di strutture internazionali tali da ottimizzare il carico fiscale e finiscono per sostenere un’incidenza tributaria spesso superiore rispetto ai grandi gruppi globali.
Il risultato è una concorrenza che molti imprenditori giudicano non perfettamente equilibrata, soprattutto nei settori del commercio elettronico, della tecnologia, della pubblicità digitale e dei servizi online.
Le risposte internazionali
Per affrontare il fenomeno, negli ultimi anni sono stati introdotti diversi strumenti.
L’Italia ha adottato una Digital Services Tax, mentre oltre 140 Paesi hanno aderito al progetto promosso dall’OCSE per introdurre una minimum tax globale del 15% sui grandi gruppi multinazionali e ridefinire i criteri di tassazione dei profitti.
L’obiettivo è limitare il trasferimento artificiale degli utili verso Paesi a fiscalità più favorevole e garantire una maggiore equità tra imprese operanti nei diversi mercati.
Una questione ancora aperta
Il tema resta complesso e non esistono soluzioni semplici.
Da un lato, le multinazionali operano nel rispetto delle normative vigenti e hanno il diritto di organizzare la propria attività secondo le leggi internazionali. Dall’altro, governi e cittadini chiedono un sistema fiscale capace di garantire che chi realizza valore economico in un Paese contribuisca in misura adeguata al finanziamento dei servizi pubblici di quello stesso Paese.
La sfida dei prossimi anni sarà trovare un equilibrio tra attrazione degli investimenti, competitività internazionale e giustizia fiscale, evitando sia fenomeni di doppia imposizione sia situazioni in cui grandi volumi d’affari producano un gettito ritenuto insufficiente rispetto all’attività economica effettivamente svolta.
LEGGI ANCHE: Le piccole imprese tengono vive le città mentre i grandi centri commerciali le svuotano

Articolo a cura di Raffaele Tafuro, imprenditore e operatore finanziario Presidente Nazionale ASSOPAM (Associazione Professionisti, Agenti e Mediatori Creditizi), già delegato nazionale della Fondazione Enasarco, nonchè Amministratore Unico Credismart A.A.F. srl mandataria Deutsche Bank Easy spa.
Esperto del settore del credito e della mediazione finanziaria. Docente nei percorsi di aggiornamento professionale OAM e IVASS, noto per il suo impegno nelle battaglie a favore della riforma del credito, nonchè per le sue analisi critiche sulle normative italiane ed europee di settore.
Rappresentante di interessi per Assopam presso la Camera dei Deputati e l’Unione Europea dove opera per la tutela e la difesa delle imprese e dei consumatori.
Ha pubblicato migliaia di articoli e collabora stabilmente con alcune delle principali testate giornalistiche indipendenti.
TGFLASH24.it – Testata giornalistica registrata al Tribunale di Milano n° 5860/2021 il 26 aprile © 2021. Tutti i diritti sono riservati.
Iscrizone ROC n.38196 (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni).
Email: redazione@tgflash24.it
Editore Assopam – www.assopam.it