04/11/2026

Il Break Even Point, la bussola da leggere ogni mese

Il Break Even Point, la bussola da leggere ogni mese
Il Break Even Point, la bussola da leggere ogni mese

Articolo di Marco Simontacchi – 04/11/2026

Perché il punto di pareggio è un parametro vivo, cosa racconta della rotta verso la chiusura d’esercizio e come tutela gli amministratori

Ogni imprenditore conosce il proprio fatturato. Molti meno sanno dire, a fine ottobre, quanto devono ancora fatturare nei due mesi che restano per non chiudere l’anno in perdita. Quella cifra ha un nome preciso, il Break Even Point (BEP), cioè il livello di ricavi in cui il margine di contribuzione copre esattamente i costi fissi. Sotto quella soglia ogni euro venduto riduce la perdita, sopra genera utile.

È un concetto da manuale, ma nella pratica delle PMI resta spesso un numero calcolato una volta, in sede di budget, e poi dimenticato in un cassetto.

Il contesto in cui lavorano le imprese non consente più questa distrazione. Secondo l’Osservatorio Procedure e Liquidazioni di Cerved, nel 2024 i fallimenti sono saliti a 9.194 contro i 7.848 dell’anno precedente (+17,2%) e il primo trimestre 2025 ha segnato un ulteriore +10,1%.

L’Osservatorio Unioncamere sulla crisi d’impresa, pubblicato a marzo 2026, conta per il 2025 quasi 13.500 procedure avviate, il 15,5% in più del 2024, di cui 9.869 liquidazioni giudiziali.

Anche chi non è in crisi vede assottigliarsi i margini: l’Osservatorio Bilanci di Cerved sui primi 180.000 bilanci 2025 rileva che il 43,9% delle società di capitali non è riuscito a far crescere il fatturato e che la redditività è calata, con il ROA in discesa di mezzo punto e il ROE di 1,2 punti.

Calcolare bene il BEP significa prima di tutto classificare correttamente i costi. La formula è semplice, costi fissi divisi per il margine di contribuzione percentuale, ma l’errore si annida nella riclassificazione: personale trattato come interamente fisso quando una quota segue i volumi, provvigioni e trasporti finiti tra i fissi, ammortamenti e oneri finanziari ignorati.

Un esempio aiuta. Un’azienda con 1,8 milioni di costi fissi e un margine di contribuzione del 36% raggiunge il pareggio a 5 milioni di ricavi. Se però ha sottostimato di tre punti l’incidenza dei costi variabili, il margine scende al 33% e il pareggio sale a circa 5,45 milioni: 450.000 euro di fatturato in più da trovare, che nessuno aveva messo a budget.

Accanto al BEP economico va poi letto quello finanziario, che aggiunge le quote capitale dei finanziamenti, le imposte e gli investimenti previsti, perché si può chiudere in utile e restare senza cassa.

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Il Break Even Point, la bussola da leggere ogni mese

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