RECUPERI CONTRIBUTI COVID: SALTANO LE SANZIONI?
Partite Iva Nazionali segnala l’applicazione di milioni di euro di sanzioni illegittime applicate nel corso del recupero di contributi Covid. Cav. Sorrento “Se i contributi non sono ritenuti tasse dalla Cassazione non possono applicarsi sanzioni fiscali, abbiamo chiesto al Ministero delle Finanze chiarimenti”.
Milioni di euro di sanzioni fiscali potrebbero essere cancellate a seguito di una recente ordinanza della Corte di Cassazione.
Interviene sul punto il Presidente di Partite Iva Nazionali (PIN), Cav. Antonio Sorrento, il quale fa presente che “La recentissima pronuncia n.34559/2026 delle Sezioni Unite ha escluso la natura tributaria del contributo a fondo perduto “Covid”. Se, dunque, il contributo Covid è privo di natura tributaria, il beneficiario non ha utilizzato in compensazione un «credito d’imposta non spettante o inesistente», ma ha semplicemente fruito di una somma erogata dallo Stato. Muovendo da tale premessa, può quindi prospettarsi che l’Amministrazione finanziaria debba ricorrere agli ordinari strumenti (ossia all’azione di ripetizione dell’indebito ex art. 2033 c.c..) per il recupero delle somme non dovute o indebitamente versate alle imprese ma non possa applicare pesanti sanzioni fiscali che in alcuni casi arrivano anche al 100% dei contributi”.
In merito alla illegittimità di alcuni recuperi Covid per meri errori formali, PIN aveva già segnalato una serie di sentenze come quella della Corte Tributaria di Lecce n.585/2026 che aveva anche condannato il Fisco al pagamento delle spese legali (si veda sentenza su www.partiteivanazionali.it – sez. Documenti).
Continua sul punto anche l’Avv. Matteo Sances, il quale segnala che “A volte il recupero di questi contributi deriva da meri errori formali delle imprese oppure a seguito di informazioni che in epoca Covid non erano del tutto chiare. Il recupero di queste somme, dunque, non giustifica a nostro parere anche l’applicazione di pesanti sanzioni fiscali che a seguito dei chiarimenti pervenuti dalla Corte di Cassazione, oltre che dalla Corte Costituzionale, non troverebbero giustificazioni. Ciò alimenta ulteriori contenziosi e dunque fanno bene le associazioni a chiedere chiarimenti sul punto”.

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