Dopo il PNRR la manovra 2027 e la rotta delle PMI

Articolo di Marco Simontacchi · 29 settembre 2026
Il 31 agosto 2026 si è chiusa la stagione del PNRR. Per sei anni le imprese italiane hanno potuto contare su una corrente di risorse straordinarie che ha finanziato bandi, crediti d’imposta e piani di transizione.
Da settembre quella corrente si è fermata e le misure che dipendevano esclusivamente dai fondi europei restano senza copertura, salvo che il legislatore decida di rifinanziarle con risorse ordinarie.
Il Governo sta costruendo la legge di bilancio 2027, il cui disegno è atteso in Parlamento entro il 20 ottobre. È la prima manovra del dopo PNRR e, per le piccole e medie imprese, rappresenta un passaggio che merita attenzione: non tanto per le singole misure, quanto per il cambio di clima che porta con sé. Le risorse diventano più selettive, le finestre più strette e la differenza la farà chi saprà arrivarci preparato.
Alcuni punti fermi ci sono già. L’iperammortamento, che ha preso il posto dei crediti d’imposta Transizione 4.0 e 5.0, è confermato fino al 30 settembre 2028 con maggiorazioni del 180% sugli investimenti fino a 2,5 milioni di euro, del 100% fino a 10 milioni e del 50% fino a 20 milioni.
La Nuova Sabatini riceve 450 milioni di euro aggiuntivi e la ZES Unica è prorogata fino al 2028. Sul resto, a cominciare dalle ipotesi di stanziamento per sicurezza energetica e difesa, occorre attendere il testo: finché non c’è una norma, un’anticipazione resta un’intenzione.
C’è però un dato che racconta molto più di qualsiasi anticipazione. Al 13 agosto le comunicazioni per l’iperammortamento erano quasi 15.000, per 4,75 miliardi di euro di investimenti. Di questi, il 98% riguarda beni materiali: macchinari, impianti, attrezzature.
Software, cloud, intelligenza artificiale e sicurezza informatica sono rimasti quasi del tutto fuori, al punto che un gruppo di associazioni di categoria ha proposto per la manovra un contributo a fondo perduto dedicato, “Investo Digitale”, da 3,6 miliardi di euro in tre anni.
Il punto non è stabilire se quella proposta verrà accolta. Il punto è che molte imprese hanno usato lo strumento disponibile per comprare ciò che sapevano già di voler comprare, senza chiedersi se fosse l’investimento che serviva davvero alla loro traiettoria.
L’agevolazione ha seguito la decisione, invece di essere uno dei mezzi di una direzione scelta prima.
Uno strumento prezioso è il Piano di Orientamento Strategico, il metodo con cui lo Studio accompagna le imprese. Il POS nasce da un’idea semplice: strategia, finanza e controllo non sono tre servizi separati, ma tre facce della stessa rotta.
Per questo il Piano si sviluppa in un ciclo di quattro fasi, analisi, indirizzo, esecuzione e risultati, che si ripete nel tempo e si aggiorna man mano che cambiano i numeri e il contesto.
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