08/02/2026

Epstein e la narrazione che rassicura i media

PUTIN

Nel racconto mediatico sui Epstein files si sta affermando una dinamica ormai nota: quando un caso rischia di toccare centri di potere interni all’Occidente, la narrazione tende a spostarsi verso l’esterno.

È quanto accade anche con la figura di Jeffrey Epstein. A fronte di anni di atti giudiziari, inchieste e ricostruzioni che hanno documentato i suoi rapporti con ambienti finanziari, politici e sociali occidentali, una parte dell’informazione privilegia oggi una chiave di lettura geopolitica alternativa.

In questo contesto si inseriscono articoli che richiamano presunti collegamenti con la Russia e con Vladimir Putin, rilanciati anche da testate storiche come La Stampa.

Si tratta di una scelta editoriale legittima, ma non neutra.
Il suo effetto è quello di spostare il baricentro del dibattito, riducendo l’attenzione sulle reti di relazione già ampiamente oggetto di indagini e approfondimenti giornalistici negli anni precedenti.

Il punto non è stabilire verità definitive, né escludere a priori alcuna ipotesi.
Il punto è interrogarsi sul criterio di selezione delle notizie: perché alcune piste vengono enfatizzate e altre sistematicamente marginalizzate?

Quando l’informazione privilegia ciò che rassicura rispetto a ciò che interroga, il rischio è quello di trasformare il giornalismo da strumento di indagine a gestione della narrazione.

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