Glovo sotto la lente della magistratura: indagini e interrogativi sul lavoro dei rider
Glovo sotto la lente: cosa sta succedendo davvero al colosso del food delivery in Italia
Controllo giudiziario, modello delle piattaforme e tutele: cosa emerge dalle verifiche in corso sul food delivery
Indagini, lavoro su piattaforma e interrogativi aperti sul modello dei rider
Negli ultimi giorni il nome di Glovo è tornato al centro del dibattito pubblico e giudiziario in Italia.
Non si tratta di una singola vicenda, ma di un insieme di procedimenti, verifiche e contestazioni che riaccendono il confronto sul modello di lavoro delle piattaforme digitali e sulle condizioni dei rider.
È importante chiarirlo subito: si parla di indagini e accertamenti in corso, non di condanne definitive.
Il provvedimento della magistratura
Secondo quanto riportato da diverse testate nazionali, la Procura di Milano ha disposto un controllo giudiziario nei confronti di Foodinho S.r.l., società che gestisce le attività di consegna per Glovo in Italia.
Il provvedimento, adottato nell’ambito della normativa sul contrasto allo sfruttamento lavorativo, mira – secondo le ricostruzioni giornalistiche – a verificare:
- le modalità di organizzazione del lavoro dei rider,
- i sistemi di retribuzione,
- il rispetto delle tutele previste dall’ordinamento.
La misura non equivale a una condanna, ma rappresenta uno strumento di vigilanza rafforzata previsto dalla legge.
Il nodo dei rider e delle retribuzioni
Al centro dell’attenzione vi sarebbe il tema dei compensi e della continuità reddituale dei rider, lavoratori che operano attraverso piattaforme digitali spesso con contratti atipici o di collaborazione.
Secondo quanto emerso dalle indagini giornalistiche:
- i compensi sarebbero in alcuni casi legati esclusivamente al numero di consegne,
- l’assenza di minimi garantiti potrebbe esporre i lavoratori a situazioni di fragilità economica,
- il sistema di ranking e algoritmi inciderebbe sull’accesso al lavoro.
Si tratta di valutazioni oggetto di accertamento, che dovranno essere confermate o smentite nelle sedi competenti.
La posizione dell’azienda
Glovo, attraverso comunicazioni ufficiali, ha più volte dichiarato:
- di operare nel rispetto delle leggi vigenti,
- di collaborare con le autorità,
- di aver introdotto negli anni misure di tutela, assicurazioni e strumenti di supporto per i rider.
L’azienda ha inoltre ribadito che il proprio modello mira a garantire flessibilità e opportunità di reddito, soprattutto per studenti e lavoratori occasionali.
Un tema più ampio del singolo caso
La vicenda Glovo si inserisce in un quadro più ampio che riguarda tutte le piattaforme digitali di consegna:
- il confine tra lavoro autonomo e subordinato,
- il ruolo degli algoritmi,
- la sostenibilità economica del modello,
- le tutele minime per chi lavora “on demand”.
Un dibattito che non riguarda solo un’azienda, ma l’evoluzione del lavoro nell’economia digitale.
In attesa degli esiti
Gli sviluppi giudiziari chiariranno se le criticità ipotizzate troveranno conferma o meno.
Nel frattempo, il caso riapre una domanda fondamentale:
Come conciliare innovazione, flessibilità e diritti del lavoro?
Una risposta che va ben oltre Glovo e chiama in causa legislatori, imprese e istituzioni.
Nota legale editoriale: L’articolo si basa su informazioni di pubblico dominio e su notizie di stampa. Le vicende descritte sono oggetto di accertamenti in corso e non implicano responsabilità accertate.

Articolo a cura di Raffaele Tafuro, imprenditore e operatore finanziario Presidente Nazionale ASSOPAM (Associazione Professionisti, Agenti e Mediatori Creditizi), già delegato nazionale della Fondazione Enasarco, nonchè Amministratore Unico Credismart A.A.F. srl mandataria Deutsche Bank Easy spa.
Esperto del settore del credito e della mediazione finanziaria. Docente nei percorsi di aggiornamento professionale OAM e IVASS, noto per il suo impegno nelle battaglie a favore della riforma del credito, nonchè per le sue analisi critiche sulle normative italiane ed europee di settore.
Rappresentante di interessi per Assopam presso la Camera dei Deputati e l’Unione Europea dove opera per la tutela e la difesa delle imprese e dei consumatori.
Ha pubblicato migliaia di articoli e collabora stabilmente con alcune delle principali testate giornalistiche indipendenti.
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