Garanzie pubbliche: l’Europa cambia le regole del gioco

Per sei anni la garanzia statale è stata il pilastro silenzioso del credito alle PMI. Durante la pandemia gli schemi pubblici europei hanno triplicato i volumi, e in Italia il Fondo di Garanzia MCC è arrivato a coprire fino al 100% dei finanziamenti, accogliendo oltre mezzo milione di domande nel solo 2021.
Quella stagione è finita, e non solo da noi.
I governi europei stanno rimodulando le garanzie pubbliche tutti nella stessa direzione, pur con accenti diversi. L’Italia ha portato la copertura sulla liquidità dal 100% emergenziale al 50% attuale, mantenendo l’80% sugli investimenti. Il Regno Unito ha trasformato il Recovery Loan Scheme in Growth Guarantee Scheme: non più “recupero” ma “crescita”, con garanzia al 70%.
La Francia, con Bpifrance, copre dal 40 al 60% concentrandosi sulle fasi più rischiose della vita d’impresa e ha lanciato una garanzia verde dedicata alla transizione ecologica. Il messaggio è univoco: lo Stato non garantisce più la cassa, garantisce i progetti.
I numeri italiani confermano la svolta. Nel 2025 il Fondo è tornato a crescere dopo anni di calo, 247 mila domande accolte, 45,7 miliardi di finanziamenti, ma la composizione è cambiata: le operazioni a fronte di investimento valgono ormai il 39% del totale, contro un quarto del 2022.
Chi investe trova condizioni migliori; chi chiede liquidità trova coperture dimezzate e banche più selettive, perché coperture più basse significano più rischio in capo agli istituti. In questa logica va letta anche la novità introdotta in Italia: le banche e gli intermediari che fanno un uso particolarmente intenso della garanzia pubblica sono ora tenuti a versare al Fondo una commissione ulteriore rispetto a quella dovuta sulle singole operazioni.
Un meccanismo di corresponsabilizzazione che scoraggia il ricorso alla garanzia statale come automatismo e riporta in capo al finanziatore una parte del costo del rischio.
Il quadro normativo attuale è confermato per tutto il 2026, ma la tendenza di fondo è ormai leggibile in tutta Europa: la mano pubblica si fa più selettiva, premia la qualità dei progetti e riduce progressivamente il proprio ruolo di supplenza rispetto al mercato.
Chi disegna le politiche del credito ragiona sempre più in termini di efficacia della spesa e di destinazione produttiva delle risorse, e l’Italia, che gestisce lo schema di garanzia più grande del continente, non farà eccezione.
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