Garanzia sui prestiti alle PMI: quale futuro?
Tra proroga selettiva, sostenibilità pubblica e maggior ruolo del sistema bancario
di Antimo Marino Sanapo
In vista della prossima Legge di Bilancio, il futuro delle garanzie pubbliche sui prestiti alle PMI è al centro del confronto tra governo, Banca d’Italia e settore bancario. Dopo anni in cui il Fondo di garanzia ha rappresentato un pilastro di sostegno, soprattutto nel periodo pandemico, oggi si discute se e come prorogarne l’operatività nel 2026. Ma il contesto è profondamente cambiato: le risorse pubbliche si assottigliano, i tassi si sono alzati, le regole europee si sono fatte più stringenti e il sistema bancario è chiamato a prendersi una fetta maggiore di responsabilità.
Un bilancio in fase calante
Dopo il picco registrato tra il 2020 e il 2022, i finanziamenti garantiti dal Fondo per le PMI sono in progressiva contrazione: si è passati da una media di 190 miliardi nel primo semestre 2024 a circa 165 miliardi nel primo semestre 2025, distribuiti su 2 milioni di operazioni attive. Le garanzie in essere a giugno 2025 ammontano a 124 miliardi.
Parallelamente, l’incidenza delle garanzie pubbliche sul totale dei prestiti alle imprese è scesa dal 30% al 25%, pur restando elevata tra le micro e piccole imprese (circa il 60%). Da segnalare anche l’evoluzione qualitativa: i prestiti destinati a investimenti (coperti all’80%) sono cresciuti fino al 30% del totale, rispetto al 7% della fase emergenziale.
Una proroga condizionata
Il governo, insieme alla Banca d’Italia, intende ridurre il ricorso sistematico alle garanzie pubbliche, prevedendo un ricalibrazione delle coperture: ad oggi, il Fondo assicura il 50% dei prestiti per liquidità e fino all’80% per gli investimenti. Una possibile proroga al 2026 è sul tavolo, ma con l’obiettivo di contenere l’esposizione pubblica e incentivare un maggiore impegno delle banche in fase di valutazione del credito.
In quest’ottica, è in lavorazione un decreto ministeriale che prevede l’introduzione di un premio aggiuntivo a carico degli istituti di credito che superano una soglia prestabilita nell’uso delle garanzie. Si tratta di una forma di “penalizzazione” selettiva per chi fa un uso eccessivo dello strumento pubblico.
Il nodo delle risorse e della sostenibilità
Nel 2024 il Fondo ha potuto operare grazie a risorse liberate da accantonamenti passati, rivelatisi più prudenti del necessario. Ma per il 2025-26, un peggioramento del quadro economico potrebbe rendere necessari nuovi stanziamenti. Da qui l’idea che i proventi dei “premi bancari” possano compensare la minore capacità finanziaria dello Stato, senza azzerare il presidio pubblico.
Nel frattempo, la qualità del credito garantito resta sotto osservazione: il tasso di deterioramento si attesta attorno al 4%, più alto dei prestiti non coperti, e circa l’1,1% delle operazioni porta all’escussione della garanzia. Le escussioni totali nella fase pandemica ammontano a circa 5 miliardi, su un totale di 250 miliardi di prestiti garantiti. Particolarmente vulnerabile il segmento dei prestiti sotto i 30.000 euro, oggi ridotti a 9 miliardi, con un deterioramento sensibilmente superiore alla media.
Giorgetti: “Le banche tornino a fare le banche”
Nel corso dell’Assemblea ABI dell’11 luglio 2025, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha espresso con nettezza la linea del governo. Dopo aver ricordato che, a fine 2024, l’esposizione pubblica complessiva in garanzie e prestiti bancari era pari al 13% del Pil (circa 294 miliardi di euro), ha sottolineato la necessità di cambiare approccio:
“Il risparmio va raccolto e poi prestato. L’economia cresce non quando si risparmia, ma quando si investe”, ha affermato, con un chiaro richiamo alle banche affinché tornino a fare il proprio mestiere: sostenere l’economia reale anche senza la “rete” garantita dallo Stato.
Giorgetti ha ricordato come i bilanci bancari si siano rafforzati negli ultimi 15 anni, ma ciò non si è tradotto in un’adeguata offerta di credito. L’invito è a un maggior protagonismo del settore nell’assunzione del rischio, anche alla luce della nuova riserva di capitale Syrb, operativa da giugno, e dell’entrata in vigore di Basilea 3+.
Il ruolo delle banche e la vigilanza
Va infine ricordato che il Fondo di garanzia per le PMI non ha rapporti diretti con le imprese: le verifiche in fase di concessione spettano agli intermediari finanziari. A ribadirlo è stato Francesco Minotti, AD di MCC (gestore del Fondo), in risposta a segnalazioni su presunti finanziamenti garantiti a soggetti collegati alla criminalità organizzata.
“Sono le banche che hanno la relazione diretta con l’impresa e che hanno il dovere di fare tutte le necessarie verifiche preliminari previste dalla legge”, ha precisato Minotti.
Conclusioni
Il futuro del Fondo di garanzia si giocherà su un equilibrio sottile: garantire continuità nel supporto alle PMI, soprattutto le più piccole, senza perpetuare un meccanismo di dipendenza che grava sui conti pubblici. La direzione appare chiara: una proroga selettiva, con premi per chi abusa e incentivi per chi investe, in un contesto dove anche le banche saranno chiamate a uscire dall’ombra della garanzia pubblica per tornare a prendersi i rischi (e i meriti) del credito d’impresa.

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