11/08/2026

Il sindacato PIN: Petizione al Parlamento UE contro il decreto fiscale: “Norma penalizza i professionisti, viola il diritto europeo”.

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Il presidente dell’associazione Partite Iva Nazionali (PIN), Cav. Antonio Sorrento, ha depositato un esposto a Bruxelles denunciando l’art. 2-ter del Dl 38/2026. La Commissione petizioni ha registrato l’istanza con il numero 1527/2026.

BRUXELLES – Una norma italiana che modifica le regole sui pagamenti della pubblica amministrazione ai professionisti finisce sotto la lente del Parlamento Europeo. L’associazione Partite Iva Nazionali (PIN), presieduta dal Cav. Antonio Sorrento, ha presentato una petizione formale per presunte violazioni degli articoli 56, 101 e 102 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (TFUE). L’esposto, depositato l’11 giugno scorso, è stato ufficialmente registrato con il numero 1527/2026 e inoltrato alla commissione per le petizioni, che nei prossimi mesi dovrà esprimersi sulla sua ricevibilità e sul merito della questione.

Al centro della protesta c’è l’articolo 2-ter del decreto-legge n. 38/2026, convertito nella legge n. 88/2026, che ha introdotto il comma 1-ter all’articolo 48-bis del Dpr 602/73. La nuova disposizione, in vigore dal 15 giugno, stabilisce che per i compensi professionali fino a 5.000 euro, la P.A. non si limita a verificare l’esistenza di debiti fiscali del professionista, ma è tenuta a pagare direttamente l’agente della riscossione, trattenendo quanto dovuto al fisco e versando al beneficiario solo l’eventuale eccedenza.

Secondo l’associazione PIN, il trattamento riservato ai professionisti sarebbe più penalizzante di quello previsto per le imprese. Per queste ultime, infatti, la normativa (comma 1 dell’art. 48-bis) prevede che, in caso di pagamenti superiori a 5.000 euro, la P.A. debba accertare l’esistenza di debiti e, in caso affermativo, possa astenersi dalla liquidazione, dando comunque tempo alle imprese di contestare il debito. Per i professionisti, invece, il meccanismo diventa coattivo e automatico: il pagamento viene dirottato direttamente verso il fisco, senza alcuna possibilità di scelta o mediazione.

“Sia le imprese che i professionisti esercitano un’attività economica – si legge nella petizione – le norme statali non possono creare asimmetrie ingiustificate che favoriscano gli uni a danno degli altri”. Per questo motivo, il presidente Sorrento ha invocato la violazione del principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione italiana e, soprattutto, dei principi europei sulla libera prestazione dei servizi (art. 56 TFUE) e sulla concorrenza (artt. 101 e 102 TFUE). La petizione sostiene che una disparità di trattamento così marcata tra due categorie economiche operanti nello stesso mercato interno costituirebbe un falso inaccettabile della concorrenza, a tutto vantaggio delle aziende e a danno dei liberi professionisti.

La risposta del Parlamento Europeo, firmata digitalmente il 3 luglio dalla capo unità Teresa Pereira, conferma l’avvenuta registrazione e precisa che, data l’elevata mole di istanze pervenute ogni anno, i tempi di esame potrebbero essere lunghi. La petizione, una volta registrata, diventa documento pubblico: l’identità del firmatario, il numero assegnato e i dati personali contenuti potranno essere divulgati in sedute pubbliche della commissione, in Aula o sul sito internet dell’istituzione, salvo richiesta di anonimato per motivi di privacy.

L’associazione PIN, che è rappresentante di interessi accreditata presso la Camera dei Deputati, si è dichiarata disponibile a fornire tutti gli approfondimenti necessari alle autorità europee. La segreteria di PIN, intanto, resta a disposizione per eventuali comunicazioni all’indirizzo: presidenza@partiteivanazionali.it.

La vicenda si inserisce in un dibattito più ampio sulle norme fiscali italiane che, secondo molti osservatori, rischiano di comprimere il reddito dei professionisti in un momento di già elevata pressione tributaria. Ora la parola passa a Bruxelles, dove la commissione dovrà valutare se la normativa italiana abbia effettivamente superato i confini del diritto dell’Unione.