Monomandato, il grande paradosso: l’agente rappresenta la mandante e vende per la concorrenza
Monomandato, il grande paradosso: l’agente rappresenta la mandante e vende per la concorrenza
È uno dei nodi più discussi del credito italiano: il regime del monomandato imposto agli agenti in attività finanziaria. Una regola che, nata (A DIRE DI QUALCUNO) per “tutelare” i consumatori e garantire chiarezza nei rapporti commerciali, ma è esattramente il contrario e oggi mostra tutta la sua contraddizione.
Infatti, i soggetti autorizzati da Banca d’Italia – banche e società finanziarie – possono stringere liberamente accordi con più istituti di credito, avere più mandati e distribuire prodotti anche di diretti concorrenti. Un vero paradosso: chi eroga direttamente credito, invece di limitarsi a proporre i propri servizi, amplia l’offerta commerciale tramite partnership con altri operatori.
E l’agente? Qui nasce la frustrazione. L’agente monomandatario deve esporre con orgoglio il marchio della propria mandante, ma quando un cliente chiede un mutuo o un prestito che la banca non eroga, si ritrova a proporre lo stesso prodotto attraverso un accordo che la mandante ha siglato con altri istituti. In pratica, l’agente vende “per interposta persona” servizi di altre banche, senza poter stipulare direttamente quegli accordi.
La domanda sorge spontanea: perché l’agente non può fare direttamente quello che la banca fa già con i suoi concorrenti? Perché un professionista iscritto all’OAM, soggetto vigilato e formato, deve rimanere legato a un solo marchio, mentre la stessa mandante beneficia della pluralità di rapporti commerciali?
Un sistema che appare sempre meno giustificabile e che, come sottolineano da tempo le associazioni di categoria, produce effetti distorsivi:
- Limita la concorrenza tra operatori.
- Indebolisce la professionalità dell’agente, costretto a lavorare con “le mani legate”.
- Confonde il consumatore, che vede un logo sulla vetrina ma riceve offerte di altri istituti.
Il monomandato è un cappio al collo, un vincolo anacronistico. Oggi non tutela più nessuno: penalizza gli agenti e rende meno trasparente il mercato. Serve una riforma che restituisca agli agenti la possibilità di operare in pluralità, così come già fanno banche e finanziarie.
Il dibattito resta aperto, mentre la contraddizione quotidiana degli agenti monomandatari continua a rappresentare una delle fratture più evidenti nel sistema del credito italiano.
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Articolo a cura di Raffaele Tafuro, imprenditore e operatore finanziario Presidente Nazionale ASSOPAM (Associazione Professionisti, Agenti e Mediatori Creditizi), già delegato nazionale della Fondazione Enasarco, nonchè Amministratore Unico Credismart A.A.F. srl mandataria Deutsche Bank Easy spa.
Esperto del settore del credito e della mediazione finanziaria. Docente nei percorsi di aggiornamento professionale OAM e IVASS, noto per il suo impegno nelle battaglie a favore della riforma del credito, nonchè per le sue analisi critiche sulle normative italiane ed europee di settore.
Rappresentante di interessi per Assopam presso la Camera dei Deputati e l’Unione Europea dove opera per la tutela e la difesa delle imprese e dei consumatori.
Ha pubblicato migliaia di articoli e collabora stabilmente con alcune delle principali testate giornalistiche indipendenti.
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